Quando si scrive, come ha fatto Roberto Caiti, la propria autobiografia a 50 anni, si è in una fase di passaggio verso un ciclo nuovo. Onorando e riconoscendo ciò che è stato, si chiude una fase portando con sé i suoi doni e offrendoli alla nostra Identità essenziale. Così un altro passo, a un livello superiore è possibile. Non è banale riordinare la propria vita rintracciandone i fili principali, non tanto e non solo attraverso gli eventi e i fatti, quanto soprattutto attraverso le qualità e gli apprendimenti che le esperienze hanno portato. Ma è proprio questo che si cerca in un’autobiografia, non un lungo arido elenco di vicende, quanto il filo animico che si è dipanato sotto i nostri occhi giorno per giorno, ma che in genere non è possibile cogliere mentre gli eventi accadono. Lo sguardo maturo ha invece questa possibilità: guardare indietro per guardare avanti al nostro futuro, che è stato la vera causa e origine del nostro passato. Roberto ha saputo farlo.

Lo yoga “portato nella mia vita dall’amore”, come scrive Roberto, è per lui insieme allo shiatsu la via maestra per un processo di trasformazione, constatemene arricchito da numerose altre esperienze e formazioni. La parte centrale di “Nel profondo me” è un vero e proprio viaggio interiore attraverso fotografie di Roberto in vari asana yogiche, ognuna accompagnata da una citazione di personaggi noti, a sottolineare un aspetto di questo viaggio. Il nome scelto da Roberto Caiti come “nome dell’anima” è Gassho, che in giapponese significa mani giunte. Con questo gesto chiude il suo libro, grato per ciò che la vita gli ha donato ad oggi e che lui ha saputo cogliere e mettere a frutto.

Aspetto l’autobiografia dei prossimi 50 anni, Roberto!

Sara Cattò